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Diario


4 ottobre 2007

Il “Caso De Magistris” emblematico della “Pax Mastelliana”

“Pax Mastelliana” (Corriere della Sera, 24 settembre) 

Il “Caso De Magistris” emblematico della “Pax Mastelliana”
Marco Cappato, Deputato europeo radicale; Maurizio Turco, Deputato Radicale RNP;
Maurizio Bolognetti, Segretario Associazione Radicali Lucani;

Tra Governo e magistratura associata regna la pace, anzi la “pax Mastelliana”, che è una forma di pace che ha contagiato tutte le componenti togate. Già, perché il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, è riuscito a rendere sorprendentemente docile la magistratura organizzata. La formula di successo, che lo mette (finora) al riparo dalle conseguenze politiche dello stato comatoso della giustizia italiana, è molto semplice: aprire le porte del Ministero a magistrati di tutte le correnti. Un sistema di lottizzazione degli incarichi che - magari perché i giudici sono ancora al riparo dai venti dell’antipolitica - pare funzionare in modo più efficace, e meno rissoso, della ormai sgangherata lottizzazione tra i partiti. Un circuito di potere che si alimenta da sé, e che mette d’accordo, alla fine, tutti i Capi-corrente, i quali, proprio mentre si lanciano in dispute verbali sui massimi sistemi, convivono insieme nelle stanze dei bottoni e condividono senza traumi la gestione del potere. Anche i nominati nell’era dell’odiato Berlusconi sono stati coinvolti, con sano pragmatismo e senza troppi problemi.
A questo punto è doveroso fare qualche esempio. Il dr. Claudio Castelli, ex componente del CSM, nonché ex segretario di Magistratura Democratica (sinistra giudiziaria), è divenuto capodipartimento dell’organizzazione giudiziaria, ed i suoi vice sono il Dr. Sergio Gallo, della corrente di Magistratura Indipendente (destra giudiziaria), e Massimo Russo, della corrente progressista del Movimento per la Giustizia. Il Dr. Ettore Ferrara, ex componente del CSM, nonché ex Presidente di Unità per la Costituzione (il centro giudiziario), è divenuto capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, affiancato al DAP da Magistrati scelti anch’essi in base ad una logica correntizia. Il Dr. Arcibaldo Miller, esponente di spicco della corrente di Magistratura Indipendente, è Capo dell’ispettorato, voluto dal Governo di centrodestra e confermato da quello di centrosinistra, in perfetta logica bipartisan: Ispettorato che si contraddistingue per dare la “caccia” a quei pochi magistrati che ancora non si allineano alla normalizzazione; stessa musica di equilibri interni all’Ufficio di Gabinetto, mentre all’ufficio legislativo troviamo ai vertici il dr. Manzo, della corrente del Movimento per la Giustizia, il dr. Diotallevi, già al CSM, esponente di magistratura democratica e Giuseppe Creazzo di Unità per la Costituzione, il quale per il posto al Ministero ha lasciato le indagini sul delitto Fortugno, proprio mentre le stesse si trovavano in un momento topico. Il Dr. Enirico Ferri, l’ex Ministro, esponente di Magistratura Indipendente, è ai vertici dell’ufficio di coordinamento delle attività internazionali. Un altro esponente della cosiddetta destra giudiziaria, il Dr Laudati, si trova ai vertici della Direzione della giustizia penale. La dr.ssa. Iannini è stata voluta a capo del Dipartimento affari di Giustizia sia dall’ex Ministro Castelli, che dal Ministro Mastella (vicecapo la campana dr.ssa Assunta Cardone). Il dr. Alfonso Papa, napoletano, esponente di Unità per la Costituzione, è stato chiamato ai vertici della Direzione generale della giustizia civile dal Governo di centrodestra e confermato dal Ministro Mastella.

Si potrebbe benevolmente considerare che il Ministro è interessato ad avere tra i suoi collaboratori dei magistrati che siano espressione di tutte le aree culturali. Ma se si ascolta il disappunto della base dei magistrati si comprende che è stato pagato un prezzo: quello di una magistratura organizzata sempre più omologata alle logiche di Palazzo, sempre meno preparata ad affrontare l’impressionante livello di corruzione che si “fa sistema” nel Paese, meno capace di esercitare un adeguato controllo di legalità sull’incrocio tra finanziamenti pubblici, partitocrazia e criminalità organizzata.

Come Radicali abbiamo da sempre denunciato la partecipazione della magistratura organizzata alla sistematica violazione dello Stato di diritto da parte del regime italiano. D’altra parte non abbiamo alcuna nostalgia per il protagonismo politico della corporazione giudiziaria e la strumentalizzazione delle inchieste. Il rischio è che ormai siano cancellate del tutto le contraddizioni interne e i residui spazi di contraddittorio, rendendo la vita ancor più difficile a chi, come il sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris, vorrebbe fare il proprio lavoro, al di là delle dinamiche corporative e degli equilibri tra correnti. Già negli anni ’80 e ’90 avevamo proposto a più riprese, anche per via referendaria, l’abolizione degli incarichi extra-giudiziari per i magistrati. La soluzione è oggi ancora più necessaria, per togliere il coperchio della calma apparente, prima che scoppi la pentola di una società che non ha più accesso alla giustizia e di professionisti seri che vedono il proprio lavoro speso sul tavolo della lottizzazione togata. Una lottizzazione gestita da magistrati che non fanno più i magistrati, nel contesto di un circuito carrieristico, di potere (e denaro, se consideriamo gli emolumenti dei Direttori generali e Capi-dipartimento), dove magistrati che hanno ricoperto il ruolo di componenti presso il CSM, che hanno rivestito cariche apicali all’interno dell’Associazione nazionale Magistrati, si trovano ai vertici del Ministero della Giustizia. Il dr. Rossi, Segretario nazionale dell’Associazione magistrati, si preoccupa, non senza ragioni, del pericolo per l’autonomia della Magistratura in Francia nei confronti del potere politico. Dovrebbe però occuparsi immediatamente di ciò che di molto più grave accade a casa sua e nostra. Arrivati al punto in cui l’Associazione nazionale magistrati integra strutturalmente il potere politico e la correntocrazia giudiziaria si impadronisce indirettamente delle responsabilità chiave nel governo della giustizia, l’ “autonomia” diviene un obiettivo strutturalmente impossibile. C’è soltanto da augurarsi che ci siano ancora magistrati indisponibili a mettersi il cuore in pace, o in “pax mastelliana”.
Certo, anche alla luce della richiesta di trasferimento cautelare avanzata nei confronti del sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris, titolare di scottanti inchieste, che vedono tra gli indagati anche magistrati in servizio a Matera e Potenza, sembra proprio che l’indisponibilità a conformare il proprio operato alla “pax” instaurata dal Ministro Mastella possa costare molto, molto caro.




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4 ottobre 2007

Promesse e minacce di un ex direttore generale

A seguito degli inviti ricevuti pubblico in sostituzione della intercettazione telefonica integrale l'articolo di Antonio Massari pubblicato su "La Stampa".

4/6/2007 (8:16) - IL CASO
Promesse e minacce di un ex direttore generale

di ANTONIO MASSARI - ROMA

Uomini del Vaticano, toghe di mezz’Italia, medici in vista: «Enzo» lo chiamavano in tanti. Per chiedere un aiuto, un'informazione riservata, un intervento. Un esempio? «Quando uno va a mangiare sì, quando uno mangia, si mangia una bella… pizza». «Ho capito – risponde Enzo -Mi faccio sentire in settimana». Siamo nel 2006 e non si tratta di un’ordinazione in trattoria. Bensì del dialogo tra un importante uomo del Vaticano, monsignor Francesco Camaldo, e un pezzo da novanta del ministero della Giustizia, cioè Vincenzo Barbieri, all'epoca direttore generale dei magistrati, oggi procuratore capo ad Avezzano. La pizza? E' Massimo Pizza, che ha appena tirato in ballo monsignor Camaldo, indagato dal pm di Potenza Henry John Woodcock, in una strana storia di massoneria. Camaldo è preoccupato e Barbieri lo tranquillizza: «Finalmente vedo quel mio amico… e ti saprò dire insomma… e vediamo un po' che notizie riusciamo a sapere». Nel frattempo le indagini su Barbieri, indagato per peculato (utilizzo in proprio dell’auto di servizio) e falso ideologico, sono concluse. E non è esclusa la richiesta di rinvio a giudizioda parte del pm romano Angelantonio Racanelli. Nell'attesa, però, restano un paio di fatti.

Notizie ai colleghi

Il primo. Nelle conversazioni intercettate il direttore generale dei magistrati straparla con i colleghi dei procedimenti in corso, chiede notizie, promette interessamenti. Come nel caso di Antonio Pellegrino, noto medico romano, che ha in cura suo padre, e aspetta la decisione di un processo di appello. Il medico segnala a Barbieri la composizione del collegio giudicante, ma il giudizio si rivelerà sfavorevole. Barbieri però, al telefono, ammetterà di essere comunque riuscito a «conquistare un voto». O quando nel caso del figlio di un collega, arrestato per droga, chiama il giudice che tratta la vicenda: «Gli ho detto, guarda, è il figlio del mio ex presidente di tribunale. E lei ha preso atto, è stata gentilissima, ha detto che mi terrà informato».

La rete di incroci

Il secondo. Le intercettazioni nascono da un'indagine di Woodcock che finisce col mettere il naso negli affari di alcuni magistrati. E non è un caso che ci sia parecchio interesse, all'indomani dell'arresto di Vittorio Emanuele, sui procedimenti disciplinari che lo riguardano. Il sostituto pg di Potenza, Gaetano Bonomi, chiama Barbieri: «Enzo, come vanno le altre cose nostre? Tu capisci a me». «Stanno andando avanti, mò vediamo che succede qua». «Stai seguendo un poco? – continua Bonomi -Perché lì hanno beccato un po' di disciplinari, cinque mi pare. Facci sapere qualche altra cosa». «Va bene». Data la tempistica, i procedimenti disciplinari di cui parla Bonomi, riguardano anche il gip di Potenza, Alberto Iannuzzi.

Parliamo dello stesso Bonomi che, a Potenza, aveva accolto l'istanza di ricusazione prodotta dall'avvocato Piervito Bardi. Il motivo della ricusazione? Lo stesso Bardi, tempo addietro, aveva citato Iannuzzi in un giudizio civile: quindi, secondo Bonomi, Iannuzzi non poteva occuparsi del suo caso. Come dire, ognuno può evitare il giudice che gli pare: in base a questo meccanismo, sarebbe sufficiente citarlo in giudizio per un tamponamento. Ovviamente, la decisione di Bonomi fu bocciata. E ancora: è lo stesso Bonomi che si presentò al congresso regionale dei Ds al fianco dell'ex presidente della Regione, Filippo Bubbico, per il quale Iannuzzi, appena 48ore prima, aveva chiesto - come per il resto della giunta - l'imputazione coatta. Atteggiamento lecito ma forse inopportuno.

Calciopoli

Altre telefonate giungono quando, in piena «Moggiopoli», Barbieri si occupa della giustizia calcistica. Lo chiama Enzo De Marzo, consigliere d'amministrazione del Perugia calcio, preoccupato per un ricorso pendente dinanzi al Caf (Barbieri era vicepresidente della I sezione) che riguarda la «squadra di Cuccu». «Cuccu» è Antonello Cuccureddu, allenatore del Sassari Torres, squadra coinvolta in «calciopoli», risultata tra le società sponsorizzate da Moggi su richiesta, a quanto pare, dell'ex ministro Beppe Pisanu. «Ma fammi capire – dice Barbieri – qual è l'oggetto del ricorso?». «La squadra di Cuccu», risponde De Marzo. «Non mi risulta», continua Barbieri. «Sono ansioso – continua De Marzo – perché da loro dipende anche la nostra sorte, hai capito?». «Sì, ho capito – conclude Barbieri –aspetta che chiedo alla Caf direttamente». E quando il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, si esprime pubblicamente sulla giustizia sportiva, ecco il commento di Barbieri: «Ha parlato della giustizia sportiva in senso ampio… dicendo che c'era un male odore… ma lui ha omesso di dire, questo stronzo, che gli organi inquirenti sono stati…». «Depotenziati», interviene Ignazio. «Questo non lo dice, il grande Procuratore antimafia, testa di c… di prima categoria».

E se bisogna risolvere questioni di potere, c'è spazio anche per il «ricatto» che Barbieri, forse per garantirsi un appoggio, intende esercitare con Antonio Martone (ex membro del Csm, oggi sostituto procuratore in Cassazione). Barbieri, convinto di dover sloggiare dal ministero, punta a presiedere il tribunale di Avezzano. E al telefono dice: «Ho un’arma di ricatto con Antonio Martone, ti posso assicurare, potentissima, perché lui mi ha chiesto un grossissimo piacere, e poi a voce te lo dico. Sono in grado di poterlo mandare a fare in c… dall'oggi al domani». E se nel balletto di poltrone fosse utile una raccomandazione? Ben venga. «Mi telefona questa Mattei qua – dice Barbieri a un'amica - la quale dice: “Guarda, io la presenterò, glielo dirò a Clemente. Non la presento come Forza Italia ma come mio amico”... A quel punto ho detto: "Qualsiasi cosa lei… io sono a disposizione”».




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